100 Anni di Radio in Italia

100 Anni di Radio in Italia

di Gregorio Corigliano

E’ stata anche la mia vita.

Ingresso Asiago

“La radio è stata la mia vita e allontanarsene è impossibile. In RAI oggi sopravvive una generazione di radiocronisti di cui il grande Franco Bucarelli o Mario Giobbe andrebbero fieri”.

Dlin dlin dlin! Giornale radio. Ogni qualvolta ascoltavo alla radio, allora a valvole, la sigla di quello che  si chiamava anche comunicato, dovevo correre a chiamare mio padre che, in attesa, ultimava i classici lavoretti delle tredici, non avrei mai immaginato che, da grande e da diversamente giovane, la sigla ed il conseguente notiziario avrebbero fatto parte della mia vita quotidiana.

Conseguita la laurea, non avevo deciso cosa effettivamente fare da grande. Politica, come mi piaceva, o giornalismo? Ed intanto, facevo supplenze di  diritto ed economia, per esempio, al Piria di Reggio Calabria. Giusto per avere quale lira in tasca e pagare la benzina per la 500, con i sedili rigorosamente ribaltabili, e che avevo comprato con i soldi dell’allora presalario. 475 mila lire.

La conoscenza fortuita di un giornalista del GR, appunto, ha fatto pendere la bilancia verso la scelta della professione che, poi, ho fatto per oltre 35 anni. Vedendo, in azione, Franco Bucarelli, oggi 88 anni, storico inviato  del GR2, mi sono detto: ecco mi piace. Saltarellare da un posto all’altro ed essere sempre sul pezzo, come si conviene a chi ha scelto di fare e praticare il giornalismo di strada. Non un impiego e uno stipendio, come molti colleghi oggi, ma “cosa è accaduto, vado io”, non importa che sia Capodanno o Ferragosto, o che ci sia un evento in casa. Il lavoro, ante omnia.  Avevo mutuato da Bucarelli il mestiere di cronista radiofonico, a cui si è aggiunto, poi, l’esempio di Rino Icardi, “the voice”, “respira con la pancia!”.

Non avrei mai pensato, neanche lontanamente che avrei fatto i pezzi radiofonici o che li avrei addirittura coordinati. Modo di parlare, intonazione della voce, orari erano ormai dentro di me. E lo sono ancora oggi, anche se per quiescenza, non produco ma ascolto. Ascolto, certo. Mi pace molto la radio, mi piace meno la televisione. Con una differenza sostanziale. La radio solo al mattino (o in macchina) la tv, la sera. Dalle cinque del mattino ascolto tutti i GR, prima gr1, poi gr3 e relativa rassegna stampa, poi lo storico Gr2 che, ormai, non esiste più, (per la verità sarebbe da sopprimere, se non ricordasse i fasti del passato, e riutilizzando al meglio i giornalisti).

Del Gr1 conosco i nomi dei conduttori e degli inviati– qualcuno anche personalmente, come Paolina Meli, dal sorriso dolcissimo, la collega che da del tu alla politica- ma anche quelli della “notte profonda” – si dice proprio così- che arrivano a Saxa Rubra prima di mezzanotte e vanno via alle 6. Incredibile. Così è per Giulia De Cataldo, il capo della notte, Vasco Pirri Ardizzone, Sperandio, Salvatore Sabatino e  compagnia. Scrivono, impaginano e vanno in onda.  E così sappiamo tutto quel che è successo da mezzanotte fino alle cinque mezza, quando il testimone passa dalla Giunchiglia  ai colleghi del mattino. Mattino? Si, per essere a Saxa Rubra, in tempo per confezionare e mandare in onda i GR più ascoltati in assoluto, Luana Cremasco, ( mi complimento spesso con lei, ne sono “innamorato”) mamma di due bambini, Paolo Salerno e poi Giorgio Zanchini, uno dei più bravi giornalisti d’Italia, che cura la storica “Radio anch’io” (inventata da Gianni Bisiach)che richiede particolare curaoltre che la lettura di tutti i quotidiani del giorno. Ferie arretrate a iosa, perché non mancano mai, Paolo, Luana.

Accanto a loro, ci sono capiredattori, vicedirettori e lei, Simona Sala da poco alla direzione dei Gr e di Radio uno. Non conosciamo la sua voce, parla raramente, ma controlla tutto, anche le virgole, mi dicono. E’ brava, Simona. Per anni è stata la quirinalista del Tg1 e la vedevamo in tutti i collegamenti dal Colle. Prima di lei per non andare a Gustavo Selva o al re del processo alla tappa, Sergio Zavoli, che prima di diventare presidente, era stato super direttore del Gr1, tanti altri. Anche Corrado Alvaro lo fu. E tantissimi altri si sono misurati con questo incarico, da Marcello Sorgi a Livio Zanetti, da Paolo Ruffini a Gerardo Greco, a Luca Mazzà.

Uomini invisibili, che nessuno conosce ma che hanno il compito del difficile coordinamento, Con tre radioline sul comodino, comincio col Gr1 per poi ascoltare gli altri due.  E poi? “Abbuffato di notizie, passo alla leggerezza del Ruggito del coniglio, con Marco Presta e Antonello Dose,  impareggiabili conduttori della più che ventennale rubrica di intrattenimento  della radio. Un ruggito che serve a farti bene iniziare la giornata, con le esilaranti battute di Antonello e Marco, che ho conosciuto all’Università della Calabria, quando per iniziativa  di Antonio Acri e Mario Maiolo, hanno coinvolto gli studenti di Arcavacata nelle loro performance.

Per poter seguire come si deve la radio servono tre radioline. Una non basta perché, soprattutto di mattina, non si riesce mai a catturare la stazione. Con buona pace degli amanti delle radio libere, come si chiamavano un tempo, non ho mai seguito una di queste emittenti, pur di livello.  Capita spesso ,in tempi come questi, di stare più a lungo ad ascoltare le trasmissioni radiofoniche: ed ecco che ti imbatti nelle interviste di Maria Teresa Lamberti che ho conosciuto ai tempi dell’Usigrai. Una  generalessa accattivante! Sia con la trasmissione, che conduce con Lorenzo Opice, –Mary Pop- sia con Vittoria, quando intervista due donne di successo. Perché non gli uomini? Mai capito. Radio di bordo con Germana Brizzolari e il nostromo di prima classe ( e che classe)Raffaele Roselli, una idea all’avanguardia per parlare di mare, di regate e di libri sul mare, come il mio Nero di seppia. Meglio autonoma, secondo me. Non ci azzecca Mary pop col mare di Radio di bordo. Non sempre si può avere tutto. E’ già grasso che cola avere trasmissioni di interesse, ma si può fare di più e meglio in termini di ascolto, dai Simona!

Se e quando sei in macchina, ce ne sono altre di interesse, dal “Un giorno da pecora” all’approfondimento politico quotidiano “Zapping” finalmente condotto da un giornalista di tutto rispetto, come Giancarlo Loquenzi. La collega che grida, prima all’alba, adesso la sera “siamo tutti sotto inchiesta”   Manuela Falcetti, intervista sempre le stesse persone.  Non gridare! Che diamine. Non tutti sono draghi, come Giorgio Zanchini, che meriterebbe altri ruoli, sempre all’interno della radio. Non è finita qui, ma è sufficiente per capire come la radio svolga una funzione di rilevante interesse pubblico. Tutte le ore, immediatezza, coinvolgimento emotivo notevole.  E se dormo nella casa che fu dei miei genitori? Tre radioline sul comodino e due in bagno. E non solo in tempo di pandemia!